399 45. In quel tempo i frati gli chiesero con insistenza
che insegnasse loro a pregare, perché, comportandosi
con semplicità di spirito, non conoscevano ancora l'ufficio
liturgico. Ed egli rispose: «Quando pregate, dite:
Padre nostro (Mt 6,9)! e: Ti adoriamo, o Cristo, in tutte
le tue chiese che sono nel mondo e Ti benediciamo, perché
con la tua santa croce hai redento il mondo». E questo
gli stessi discepoli del pio maestro si impegnavano ad osservare
con ogni diligenza, perché si proponevano di eseguire
perfettamente non solo i consigli fraterni e i comandi
di lui, ma perfino i suoi segreti pensieri, se riuscivano
in qualche modo a intuirli.
400 Infatti il beato padre insegnava loro che la
vera obbedienza riguarda i pensieri non meno che le parole
espresse. i desideri non meno che i comandi. E cioè:
«Se un frate suddito, prima ancora di udire le parole
del superiore, ne indovina l'intenzione, subito deve disporsi
all'obbedienza e fare ciò che al minimo segno gli sembrerà
la volontà di lui».
401 Fedeli alla esortazione di Francesco,
essi, ogni volta che passavano vicino a una chiesa, oppure
anche la scorgevano da lontano, si inchinavano in quella direzione
e, proni col corpo e con lo spirito, adoravano l'Onnipotente,
dicendo: «Ti adoriamo, o Cristo, qui e in tutte le chiese».
E, cosa non meno ammirevole, altrettanto facevano dovunque
capitava loro di vedere una croce o una forma di croce, per
terra, sulle pareti, tra gli alberi, nelle siepi.
402 46. Erano così pieni di santa semplicità,
di innocenza! di purezza di cuore da ignorare ogni doppiezza.
Come unica era la loro fede, così regnava in essi l'unità
degli animi, la concordia degli intenti e dei costumi, la
stessa carità, la pratica delle virtù, la pietà
degli atti, l'armonia dei pensieri.
403 Avevano scelto come confessore un sacerdote secolare
che era tristamente noto per le sue enormi colpe e degno del
disprezzo di tutti a motivo della sua depravata condotta;
ma essi non vollero credere al male che si diceva di lui e
continuarono a confessargli i propri peccati, prestandogli
la debita riverenza. Anzi, avvenne un giorno che quel sacerdote,
o forse un altro, dicesse a uno di loro: «Bada, fratello,
di non essere ipocrita»; quel frate si reputò
davvero ipocrita e, per il profondo dolore che ne sentiva,
non sapeva più darsi pace, giorno e notte. Agli altri
che gli chiedevano il perché di tanto insolito lamento
e mestizia, rispondeva: «Un sacerdote mi ha detto questo,
e io ne sono così afflitto da non poter pensare ad
altro!». Lo esortavano, per consolarlo, a non prestar
fede a quelle parole; ma egli replicava: «Che dite mai,
fratelli? Può forse un sacerdote dire il falso? Se
il sacerdote non può mentire, bisogna credere che quanto
mi ha detto è vero». E perseverò a lungo
in tale semplicità, finché Francesco stesso
lo assicuro, spiegandogli le parole del sacerdote e scusandone
con sapiente intuito l'intenzione. Non c'era turbamento, per
grande che fosse, nell'animo dei confratelli che alla sua
parola di fuoco non svanisse e tornasse il sereno!